Social Audio e Tecnologia Vocale.. pillole di futuro con Giorgio Soffiato

Ascolta “Ep. 31 – Social Audio e Tecnologia Vocale: pillole di futuro con Giorgio Soffiato” su Spreaker.

Quale sarà il futuro del podcast? L’interazione Social? Avremo uno Spotify social? Perché Clubhouse sembra in via di estinzione? E che eredità ci lascerà? Quando vanno proposti i branded podcast alle marche? Dove la voice technology si inserirà nel customer journey? Come si evolverà la ricerca vocale? Qual è il futuro della conversazione nel rapporto tra brand e utenti?
Con Giorgio Soffiato affronteremo questi temi, e non ci faremo mancare off-topic e giochi vocali, per capire se siamo dei guru del marketing.

Social Audio e Tecnologia Vocale.. pillole di futuro con Giorgio Soffiato

Giorgio è il CEO e fondatore di Marketing Arena, docente per Master ed università, ed è l’autore di Marketing Agenda.

Non credo che “balleremo” all’interno di tantissimi nuovi social network. Penso però che l’elemento audio diventerà un elemento fondante all’interno di social esistenti.

 

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I punti salienti

01:02 Presentazione di Giorgio Soffiato
01:31 Il futuro del podcast.. avremo uno Spotify social?
03:52 Clubhouse: cosa sta succedendo?
06:27 Branded podcast come strategia di content marketing
09:26 Voice Technology e customer journey: come e dove si incontreranno?
12:26 L’uomo si è adattato al canale.. dove andremo?
15:17 Voice Quiz: sistemi di brand loyalty basati sul gaming
18:36 Il futuro della Voice Technology e della conversazione tra brand e utenti
22:23 Take away

 

Un estratto dell’intervista con Giorgio Soffiato

Abbiamo chiuso il precedente episodio, che era dedicato al mondo podcast, con uno sguardo verso il futuro. E quello sguardo vedeva un podcast fatto di contenuti editorialmente fatti bene affiancati dall’interazione social. Tu cosa ne pensi? Avremo uno Spotify social? Esploderanno strumenti come Tap Tapes?

Penso che questi assist siano assolutamente interessanti. Io ho una sensazione, ovvero che che esistano delle tecnologie abilitanti e delle tecnologie che in qualche modo si auto sorreggono, che in qualche modo è la differenza tra contenuto e contenitore. Nel momento in cui Tap Tapes, piuttosto che Spotify diventano dei contenitori, un contenitore deve essere auto sostenuto e strutturato. Invece sto pensando a qualcosa di alternativo, come la possibilità di registrare contenuti audio all’interno, ad esempio, di Substack, la piattaforma dove io tengo la newsletter.

Mi sembra molto più possibile e probabile che vengano inseriti dei frame audio e delle audio reaction all’interno di queste situazioni, piuttosto si vada ad esplodere l’ennesima piattaforma.

Io credo che il podcast diventerà, e forse lo è già, un complemento alla radio, anche per il tipo di fruizione che è molto legata al mondo del “carplay“.. ed è veramente interessante.
Però quello che vedo è che la voice technology è una tecnologia emergente, che rispetta la curva di adozione dei nuovi prodotti. In questo momento siamo legati agli anticipatori. Arriveranno le maggioranze e successivamente i laggard. Tuttavia, personalmente, non credo che “balleremo” all’interno di tantissimi nuovi social network. Penso però che l’elemento audio diventerà un elemento fondante all’interno di social esistenti.

 

Rimanendo sul tema social audio. Tutto il mondo si è espresso su Clubhouse. Ma con il senno di poi è facile.. facciamo finta di tornare a gennaio/febbraio 2021.. che sensazioni avevi? Poi, tornando ad oggi.. sembra in via di estinzione.. Perché, secondo te!? E comunque, se così sarà, lascerà qualcosa?

Beh, se fossimo a gennaio / febbraio, ognuno di non dovrebbe andare a rivedere i propri post.. perché credo che tutti ne abbiamo parlato.
Per tutti i digital marketer va trattenuta, è stata trattenuta, la tentazione di inserirlo all’interno di strategie rapide, e non ti nascondo di aver fatto qualche preventivo in questo ambito.

La mia sensazione è che sia stato il sistema operativo social della pandemia.

È stato il sistema operativo social del momento un pochino più critico, quando le persone erano dei lead caldissimi per qualcosa di questo tipo..  perché avevamo un telefono in mano e avevamo quelle due ore in più per stare connessi (oltre alle 14 in cui siamo già connessi). È stato esattamente il prodotto giusto al momento giusto.

Credo che sia realtà anche troppo negativa la fine che sta facendo, perché ci lascia un’eredità molto importante che è quella dei piccoli gruppi.. possiamo dire che sono “le compagnie del bar di vent’anni fa“: c’è un leader, un leader di pensiero, e qualcuno che genera conversazione.

Probabilmente il tema del calo di trend è questo.. di fatti si tratta di “zoom meeting audio“. Ora che, in qualche modo, le persone sono tornate a vedersi, non si è riusciti a sostenere quel tipo di struttura, però ci ha lasciato il valore dei piccoli gruppi e il valore della tecnologia vocale.

Se avessi delle azioni di Clubhouse non le venderei. Perché c’è la possibilità che ci sia un “tourn around” di modello di business, ma anche l’acquisizione da parte di una grande società che potrebbe portarlo a giocare ancora una partita..

Non so se se la passa peggio Clubhouse o Twitter.. forse Clubhouse, però è stato un esperimento fichissimo!

 

Alessio Pomaro intervista Giorgio Soffiato

Alessio Pomaro intervista Giorgio Soffiato

 

Cosa ne pensi dei branded podcast? Tu quando proporresti una strategia di content marketing di questo tipo?

Io penso che i branded podcast siano una struttura culturale, con uno sforzo estremamente interessante ed importante, che equiparo più a un sito web che a una campagna su Google. Quindi si tratta di un artefatto del brand, come lo è il blog aziendale. Sappiamo che questi strumenti sono strumenti “inbound“, di lungo periodo e che sono caratterizzati da un effort importante. Quindi per me la parola è “positioning“, la parola è “sentiment“. Non è “awareness“, non è “ampiezza“. Se vogliamo l’awareness di breve periodo, compriamo i banner sulle programmatic display.

Onestamente penso che i branded podcast non si ripaghino. Cioè che non ripaghino lo sforzo. Ma questo vale anche per l’ufficio stampa. Credo che funzione per brand estremamente culturali.

Io ho porto sempre questo esempio che è un bellissimo progetto fatto da Industries con Lamole di Lamole. Si tratta di un podcast sul mondo del vino, con contenuti più centrati sugli esperti, quindi dai sommelier per i sommelier, più che sull’utente finale. Quindi il grande tema del branded podcast è che se tu già non possiedi un piano editoriale forte su Facebook, figurati la reason why che ti serve per creare un podcast di brand.

È uno strumento difficile, ma ad altissimo potenziale.

 

Non solo podcast, ma allarghiamo i concetti al mondo della voice technology in generale. Quindi diciamo: voice technology e customer journey.. come e dove si incontreranno secondo te?

Io credo che la Voice Technology non possa essere equiparata ad un elemento presente in una fase del funnel, perché sarebbe un concetto sbagliato. Non si tratta di unna campagna display o di un ebook per fate “inbound“. Nella mia testa la Voice Technology è un “competitor della tastiere dell’iPhone“.
Il punto chiave è capire quali tipologie di esperienze sono mediate dalla tecnologia vocale all’interno del customer journey.. io credo che l’elemento di base sia la ricerca.

Quindi in ogni punto in cui è presente una ricerca, io penso ci sia una possibilità. Inoltre penso ci sia un secondo momento che è quello dell’attivazione, ad esempio il pagamento vocale.
Ciò che dobbiamo capire è dove ha più senso utilizzare un tap attraverso il dito, ed dove, invece, ha più senso usare la voce (pensiamo ad esempio ai momenti in cui le mani sono occupate). E credo che le risposte vadano cercate analizzando i comportamenti naturali delle persone.

Perché la voice technology è esplosiva su WhatsApp? Perché è naturale. Perché mi permette di fare le cose più velocemente. Oggi leggevo su Instagram che è più facile e breve dire “World Wide Web” rispetto a “WWW“..

credo che la metafora sia questa: il linguaggio naturale è importante, ma dove mi viene più facile usarlo? 

Quindi dove si posiziona la Voice Technology nel customer journey? Lungo tutto il percorso, dove l’utente effettua delle ricerche, e magari anche in momenti in cui prima le ricerca non c’era, ad esempio in auto. Mentre vado a correre, mentre annoto degli appunti.. quelli mi sembrano momenti estremamente interessanti, quindi non solo content production, ma anche search.

 

Nel tuo contributo per Voice Technology mi è piaciuto moltissimo il passaggio quando dici ..ancora oggi per soggiornare a Roma abbiamo capito che ci conviene scrivere al motore “hotel Roma con parcheggio” e non “Hey Siri, trovami un hotel a Roma con il parcheggio per domani sera per favore”. L’uomo si è adattato al canale…

Credo che queste tecnologie siano incrementali e non radicali.
Quando ho fatto la tesi sui motori di ricerca, nel 2007 l’ho impostata su un libro di John Battelle che si intitola “The Search“, e l’ultimo capitolo era dedicato al web semantico. Quello che voglio dire è che 13 anni fa io parlavo di web semantico (perché lo copiavo da John Battelle), però non è successo quello che ci si aspettava accadesse.
Quindi nella mia testa, così come per il machine learning e l’intelligenza artificiale, non dobbiamo aspettarci “i Google Glass della Voice Technology“..

ma dobbiamo aspettarci, pian piano, un aumento del 3 percento ogni trimestre dell’utilizzo delle tecnologie vocali all’interno dei nostri comportamenti.

Quindi secondo me sarà una situazione che verrà integrata esattamente come quando non capivamo gli MMS e non pensavamo di mandare le foto, e adesso ne inviamo una grandissima quantità su WhatsApp! Secondo me è esattamente questo il punto.. questa attività sarà talmente pervasiva, io ad esempio mando i vocali su Instagram, ma un anno fa non lo facevo!

Io mi immagino il caring vocale su Shopify molto prima di quanto mi immagino la comprensione algoritmica delle mie necessità su Google.

 

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