Un caffettino corretto tecnologia e marketing con Mario Moroni

Ascolta “Ep. 35 – Un caffettino corretto tecnologia e marketing con Mario Moroni.” su Spreaker.

Quali sono i vantaggi che si possono ottenere da un podcast ben organizzato e strutturato? Come si possono sfruttare al meglio i contenuti che registriamo degli episodi podcast? Cosa significa dare la voce ad un’applicazione vocale per un grande brand? Quale sarà l’evoluzione del marketing conversazionale e della voice technology? Ambient Computing, Multiverso e realtà aumentata.. cosa dobbiamo aspettarci dal futuro?

Ho fatto queste ed altre domande a Mario Moroni.

Un caffettino corretto tecnologia e marketing con Mario Moroni

Mario è un bravissimo conduttore ed imprenditore digitale, ha recentemente intervistato Chiara Ferragni, collabora con Marco Montemagno e ha dato la voce all’ultimo podcast di Pfizer Italia.
Ed è anche un grande esperto di “caffettino“!

 

Il mio podcast non arriva a centinaia di migliaia di persone, per il momento, però ogni giorno arriva a qualche migliaio di persone. Sono numeri che, per la mia piccola nicchia formata da imprenditori e professionisti che vogliono aggiornarsi, sono davvero interessanti.

 

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I punti salienti

00:30 Presentazione di Mario Moroni
01:20 “Il Caffettino” podcast: come funziona?
03:53 Branded podcast: non solo un contenuto audio
08:12 La skill per Alexa di Pfizer
10:42 L’evoluzione della voice technology e del marketing conversazionale
14:25 Prossimamente apriremo diversi “vasi di pandora”
17:52 Ambient Computing e Multiverso
21:05 Cosa fare per aprire una startup
23:36 Take Away

 

Un estratto dell’intervista con Mario Moroni

Parliamo del tuo podcast, “Il caffettino”.. ci racconti il progetto?

Quella di produrre un podcast ogni giorno è una sfida molto impegnativa, anche se devo dire che sono riuscito ad ottimizzare un la “catena di montaggio“. Il caffettino è un podcast quotidiano di 4 minuti in cui parlo di una sola notizia relativa al mondo dell’impresa, al mondo digitale e al mondo del marketing.. con chiaramente anche una mia opinione. Quindi, quello che trovate è sempre la notizia del giorno.. una cosa soltanto. Non ci sono altre tipologie di contenuti e non è dispersivo. Spesso gli ascoltatori lo usano un po’ per cominciare la giornata perché il caffettino è alle 7:30 ogni giorno, anche ad agosto, anche a Natale, ogni singolo giorno a meno che non sia sabato o domenica.. ci avviciniamo alle mille puntate. E devo dire la verità: è molto bello e molto ingaggiate.

A livello di tempo utilizzato per la realizzazione siamo attorno, più o meno, alla mezza giornata a settimana. Quindi, se ci pensate, per un content marketing, che però ti porta a dei risultati, non è tanto. La difficoltà è farlo ogni settimana, ogni ogni giorno.. essere presente.

Però, come dico spesso, secondo me potrebbe essere l’esercizio che tutti dovrebbero fare per aggiornarsi e per rimanere in allenamento.

 

Recentemente ho scritto un post dal titolo “Branded podcast: non solo un contenuto audio” in cui racconto come il podcast possa essere il cuore di una vera e propria content strategy, perché dall’audio possiamo generare altri contenuti, i quali possono raggiungere altre piattaforme, altre proprietà, altri cluster di utenti. Tu cosa ne pensi?

La “moltiplicazione dei pani dei pesci” :) Sicuramente nell’ottica del professionista che ragiona “in inbound“, quindi per far sì che gli altri lo contattino il podcast ha un grande valore. Potrebbe essere un singolo podcast che viene suddiviso, oppure, nel mio caso, trattandosi di un podcast “Flash Briefing” (durano poco e trattano una sola notizia) l’azione è diversa. Con il mio team scrivo un post del blog per ogni episodio, il podcast della settimana più ascoltato e con il maggior indice di gradimento (scelto dalla community) diventa anche la newsletter della settimana.
Quindi diciamo che dal mio dispendio di energie per la creazione degli episodi nascono articoli, newsletter, lanci social, sondaggi nelle stories, ecc.. Diventa un fulcro veramente importante!

Per le aziende, per assurdo, credo che sia ancora più semplice perché magari creano un podcast più lungo, più pregno di contenuti, improntato su altre tipologie di argomenti. Quindi il branded podcast, al di là di essere una “moda” (positiva) degli ultimi tempi per le aziende, è anche l’elemento più funzionale, negli anni che stiamo vivendo, per entrare all’interno delle case, delle orecchie, delle menti dei nostri potenziali clienti.

 

Hai dato voce alla skill per Alexa di Pfizer. Ci racconti com’è andata? Di cosa si tratta.. e com’è prestare la voce ad un’applicazione vocale?

Una delle attività che amo maggiormente consiste nel realizzare i contenuti per per le aziende o per gli eventi. In questo caso il progetto per Pfizer Italia consisteva nel creare una sorta “voce amica“, inizialmente per i malati di tumore con una psiconcologa (una specialista terapeuta per chi sta facendo questo percorso), e poi per il mondo dell’amiloidosi. Quindi due malattie importanti che in questo periodo di pandemia globale sono state un po’ messe in secondo piano, almeno dal punto di vista dell’opinione pubblica.

Quindi essendo anche molto vicino a tante tematiche “medicali“, ad esempio sono ambasciatore della Lega Italiana contro l’Epilessia (essendo un professionista epilettico), mi è piaciuta molto questa tipologia di ragionamento, perché utilizza la voce, il mio strumento principale e gli assistenti vocali. Alexa, come chiaramente anche Google Home e gli altri, sono un ottimo esperimento che oggi ha funzionato, e che sarà nel presente e nel prossimissimo futuro un elemento di cambiamento: non avremo più lo smartphone ma avremo sicuramente qualcuno con cui parlare.

Quindi essere lì, oggi, per un grossissimo progetto ed essere utile era uno dei punti importanti. Poi ovviamente, è stato un piacere poter essere d’aiuto nel mio piccolo.

Alessio Pomaro intervista Mario Moroni

Alessio Pomaro intervista Mario Moroni

 

Cosa ne pensi dell’evoluzione della voice technology e del marketing conversazionale? Quindi non solo le applicazioni vocali per gli smart speaker, ma anche gli assistenti virtuali che ormai possiamo utilizzare in tutti i touchpoint.. Tu collabori con Marco Montemagno, quindi avrai visto il Virtual Monty..

Quelli che oggi stiamo vedendo sono dei tentativi tecnologici ancora molto legati allo strumento, cioè al dispositivo. In realtà, come dicevamo prima, la stessa Amazon, con Alexa, ci ha insegnato che in realtà il dispositivo lo si può vendere sul mercato a 20 – 30 € perché la tecnologia è sul cloud, e fondamentalmente il software è distribuito e impara.

Quindi, ad oggi, è come se avessimo fatto l’esame di ammissione per entrare poi nel “vero mondo” che ci attende. Dall’altra parte ci sono invece i dispositivi che stanno cambiando. Non so se avete visto l’ultima provocazione di Elon Musk.. dico provocazione perché ad oggi non c’è un reale progetto di robot, però si va in quella direzione. Il mercato si sta cominciando a formare, si stanno formando anche gli utenti e i clienti.

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Noi ci stiamo abituando a conversare: non è più “anormale”. Stiamo vivendo quello che è già accaduto con i telefoni cellulari. Quando vedevi una persona parlare al cellulare nei primissimi momenti, lo dico per i più giovani, sembrava un pazzo, e dicevi: “ma vai a casa a chiamare!“. Oggi, al contrario, se una persona esce senza il cellulare viene interpretata come una scelta hippy.. “guarda questo che vuole fare downshifting“, ma non è possibile.

Ecco siamo nel momento in cui l’intelligenza artificiale sta imparando, e sta comprendendo sempre di più quello che c’è attorno. Ad esempio, Snapchat ha lanciato una provocazione dicendo che non “vivremo” più in un app social, ma in un motore di ricerca visuale.. per cui non cercheremo più noi, non capiremo più noi, ma capiranno i dispositivi.

Ecco chiaramente il mondo del marketing conversazione percorrerà questa via. Io immagino che sicuramente il mondo del retail utilizzerà questi strumenti per fare la massificazione che ad oggi non c’è più, perché passa tutto online.
Ma ci sarà sicuramente un elemento positivo per gli esseri umani, nel senso che ad un certo punto si dovrà arrivare alla creazione di un “servizio plus“, ovvero il passaggio con un essere umano e quindi sarai agevolato in alcune situazioni e ne avrai altre di qualità.

Come sempre, come spesso ci ha insegnato la tecnologia, perdiamo delle figure lavorative e ne nascono di nuove che prima non c’erano.
Abbiamo perso la figura che spegneva le lampade dei lampioni dell’Ottocento perché è nata la corrente elettrica, ma abbiamo inventato gli elettricisti.

Virtual Monty, l'assistente virtuale di Marco Montemagno

Virtual Monty, l’assistente virtuale di Marco Montemagno

Sento che siamo immersi in una fortissima accelerazione dal punto di vista tecnologico, che probabilmente ci porterà ad enormi cambiamenti nei prossimi anni.  Tu come lo vivi e cosa ne pensi?

Io credo che l’accelerazione sia determinata sia dal mercato, e quindi dallo stesso essere umano che vuole accelerare, sia dal voler capire fino a che punto possiamo arrivare.. e qui ci sono diversi argomenti.
Oggi siamo, come dicevo prima, ancora agli esami d’ingresso: abbiamo degli strumenti che non riusciamo a comprendere fino in fondo, né a comprendere quello che potranno fare in futuro. Ma questo non ci deve spaventare perché nel corso della storia, l’essere umano non è andato sempre in avanzamento tecnologico. Se leggete per esempio Harari con Homo Deus, spiega veramente in maniera molto efficace come spesso nella storia dell’essere umano si siano verificate forti accelerazioni per poi tornare indietro in maniera molto drastica.

Questo forse sta già accadendo in alcune situazioni.. ad esempio, quando siamo a cena con un amico che ci interessa davvero, non guardiamo il cellulare: siamo consapevoli del fatto che si tratta di un momento prezioso perché è irripetibile. Quando invece siamo in alcune uscite meno interessanti, accediamo all’altra tipologia di realtà che molte volte è assolutamente poco interessante e anche un po’ “algoritmica“.. diciamo che ci fa finire in un loop. Però d’altra parte scegliamo noi di uscire dalla realtà.

Quello che serve è, da una parte una cultura di professionisti della formazione sia nelle scuole che anche nelle aziende che sappiano intercettare questi cambiamenti e sappiano governarli, perché non dobbiamo lasciarci governare dalla religione della tecnica, ma d’altra parte dobbiamo essere consapevoli che non siamo in un Grande Fratello infinito. Siamo in una situazione che è in mano a noi, come esseri umani, e noi stessi abbiamo il potere e la cultura per poterlo gestire.

E non è detto, ripeto, che questa accelerazione sia costante ed infinita. Anzi, di norma quando l’essere umano diventava consapevole di questa accelerazione infinita, in qualche maniera c’è stato un drastico stop. Forse è stata la pandemia? Non lo so. Però ci sono diverse situazioni che in qualche maniera auto regolano il sistema.

Noi crediamo sempre, come esseri umani, di essere gli dei del sistema.. in realtà in questo caso, come quasi sempre, siamo uno degli ingranaggi del sistema.

 

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