Alexa è stata coinvolta in un rapimento. È la prima volta nella storia degli assistenti vocali. Tutti i dettagli sulla vicenda con due ospiti.

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Sì, hai letto bene: Alexa è stata coinvolta in un caso di rapimento… e si tratta della prima volta per un voice assistant!
Insieme a due ospiti entreremo nei dettagli della vicenda: i dramaturg Carlotta Pansa e Jacopo Giacomoni hanno creato un progetto unico e innovativo con l’obiettivo di esplorare, attraverso la voce di Alexa, un’esperienza di tempo e spazio fuori dall’ordinario e diversa rispetto a quella che ci fanno vivere gli smart speaker e le loro risposte nella quotidianità.

Alexa è stata coinvolta in un rapimento. È la prima volta nella storia degli assistenti vocali. Tutti i dettagli sulla vicenda con due ospiti - Episodio 26

Ci segui in questo viaggio senza precedenti? Attenzione: sarai un ostaggio del tempo.

Accomodati, orecchie ben aperte e vieni con noi!

Il nostro obiettivo è stato quello di far incontrare la macchina teatrale con la macchina tecnologica, quindi con Alexa, che ha una qualità profondamente teatrale: la voce.

Abbiamo scelto Alexa non per un semplice “vezzo tecnologico”, ma perché per noi rappresenta tutto il tempo che durante il periodo di chiusura abbiamo vissuto fuori dal teatro.

 

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I punti salienti

00:54 Presentazione degli ospiti: ci raccontate chi siete?
01:26 Cos’è il “rapimento” e com’è coinvolta Alexa?
03:09 Se io fossi lo spettatore, cosa vivrei?
07:30 L’incontro tra la macchina teatrale e la macchina tecnologica
08:51 Come viene realizzato tecnicamente? Alexa si vede?
11:38 Come si sente uno spettatore dopo uno spettacolo come questo?
14:27 Possiamo dire che a volte un oggetto inanimato come uno smart speaker può essere fonte di emozioni?
18:10 Chiusura e considerazioni

 

Alexa e il caso di rapimento: l’intervista

Ci raccontate chi siete?

Noi siamo due artisti residenti di un progetto che è stato finanziato da SIAE nell’ambito di un bando che si chiama “Per chi crea“; bando finanziato anche con il sostegno di Emilia Romagna Teatro e coinvolge cinque città dell’Emilia Romagna e cinque coppie di dramaturg, tra cui noi, che si interrogano sul rapporto tra comunità e teatro. Le cinque città sono Bologna, Cesena, Modena, Vignola e Castelfranco Emilia, e noi abbiamo scelto di lavorare a Vignola.

Siete entrambi coinvolti in un rapimento.. vi va di parlarcene? E come avete incastrato Alexa in questa storia?

Rapimento” è il titolo che che abbiamo scelto per la restituzione finale della nostra residenza artistica. È un titolo che deriva da una “scoperta” dopo un percorso di ricerca, e l’abbiamo scelto perché ha un doppio significato: il primo è un significato illecito, inteso come “sequestro di persona“, e nel secondo caso ha una valenza estatica quindi si intende come accesso una dimensione diversa. Noi abbiamo lavorato ad un’esperienza teatrale che ha al centro Alexa come protagonista. L’abbiamo usata sia come supporto attraverso il quale scrivere la drammaturgia, quindi abbiamo lavorato all’interno dei 250 caratteri a disposizione nella funzionalità “routine” (per personalizzare i messaggi dello smart speaker), sia come voce performativa e come “interprete delle nostre delle nostre parole“.

Alexa è coinvolta in un rapimento

Alexa è coinvolta in un rapimento!

Lo smart speaker, Alexa, ha rappresentato per noi l’occasione di sperimentare un modo nuovo di fare drammaturgia e quindi di utilizzare un oggetto che nasce per altri scopi come veicolo artistico, di scrivere in modo nuovo anche confrontandoci con le possibilità e i limiti che offre il dispositivo.

Come si svolge lo spettacolo? Se io fossi lo spettatore cosa vivrei?

Dopo molto, molto tempo saresti di nuovo dentro un teatro, nel foyer, e troveresti una maschera che ti porterebbe davanti all’ingresso vero proprio della sala dove c’è la tenda. Scosterebbe la tenda per te e ti farebbe entrare nella sala. E dopo cosa succede? La richiude dietro di te.. quindi ti trovi come spettatore in una sala teatrale che  non vedi e non frequenti da tanti mesi.. una stanza molto grande piena di di poltrone separate per via del covid, illuminata come si illumina una sala prima dell’inizio dello spettacolo, quindi “niente di speciale“.
Sentiresti, però, un suono.. il suono di una porta antipanico delle uscite di sicurezza che si chiude. E dopo questo suono, il silenzio. Quindi ti trovi, come spettatore, da solo nella sala teatrale con il sipario chiuso in silenzio. E questo è l’inizio dello spettacolo.. dello spettacolo, dell’installazione, della performance: non sappiamo ancora come definirlo.

E lì inizia qualcosa di inaspettato per te.. perché inizia un un’attesa, uno spazio temporale che non sai quanto durerà, guidato, però, da una voce.. che può essere all’inizio una banale voce che ti chiede di spegnere il cellulare, una banale voce che ti chiede di attendere.. ti dice come un timer quanto mancherà all’inizio di qualcosa che però non sai che cos’è. E questa voce altro non è che Alexa, quindi una voce a cui sei abituato nel mondo dal quale sei appena arrivato.. è una voce che magari hai in cucina, in camera da letto, alla quale chiedi di svolgere dei compiti, e che dentro un teatro magari ogni tanto viene usata appunto per questi compiti di “regolazione” dell’inizio dello spettacolo e della fine. Quindi apparentemente sei una situazione tranquilla, normale.. solo che questa situazione non porta a niente: sei da solo, in uno spazio che non vedevi da tempo, con una voce che forse pian piano comincia a fare degli errori, comincia a non dire le cose che ti aspetteresti.. comincia anche un po’ ad intrattenerti, e questo tempo che stai vivendo comincia anche ad assumere diverse durate, sembra volte magari molto noioso, molto lungo, a volte la voce ti aiuta e te lo dirige in modo da farlo sembrare molto più veloce, ti racconto una barzelletta..

Pierino chiede a sua madre: “mamma, perché le carote fanno bene agli occhi?“, e lei gli risponde: “mio caro, è semplice, non si è mai visto un coniglio con gli occhiali!

Chi ha Alexa conosce bene quelle “freddure” che non sai mai se piangere o sorridere.

Pian piano, però impercettibilmente, la luce comincia a spegnersi, come quando inizia lo spettacolo, ma lo fa ad un ritmo molto lento, e la voce, a sua volta, pian piano diventa sempre meno una voce di servizio e sempre più un “attore” che si muove nello spazio.. quindi la senti provenire da diversi punti. Qui inizia la seconda parte del nostro progetto, su cui non voglio svelare troppo, ma diciamo che è una parte che guida lo spettatore dentro al palcoscenico.. prima o poi questo sipario si aprirà.. e su cosa si aprirà? Di certo non su delle persone, perché non ci sarà nessuno oltre a te come spettatore dentro a questo teatro.. nemmeno sul palco.

E pian piano, però, sinceramente una musica che ti guiderà, quindi anche il silenzio verrà rotto: viene rotta la luce e il silenzio.. e forse verrà rotta anche la durata a cui ti stava abituando questa voce. Quindi  forse questo “rapimento” si sposta verso il secondo significato: prima la voce di Alexa poteva essere il rapitore e tu l’ostaggio; successivamente, magari tu rimani l’ostaggio ma il rapitore diventa qualcos’altro, diventa qualcun altro, diventa forse lo spazio, diventa forse quello che vedi dietro il sipario.. e comincerà a costruirsi un artificio, cioè qualcosa che può fare solo il teatro: un’illusione che tu sai essere finta ma comunque “ci caschi“..  vieni rapito da qualcosa che sai benissimo, al 100%, che è finto, ma che comunque riesce a catturarti. L’unica cosa che sappiamo di sicuro è che alla una maschera ti aprirà la porta per uscire verso la luce (sarà una porta che dà sulla strada), tu l’attraverserai, e sbatterà dietro di te. E tutto ripartirà con un altro “loop“.

Alexa è coinvolta in un rapimento, con Carlotta, Jacopo e Alessio Pomaro

Alexa è coinvolta in un rapimento, con Carlotta, Jacopo e Alessio

Il nostro obiettivo è stato quello di far incontrare la macchina teatrale (perché comunque il teatro, al di là dell’espressione umana, è un luogo con degli “ingranaggi” che suscita degli effetti) con la macchina tecnologica, quindi con Alexa, che però ha una qualità profondamente teatrale, che è quella della vocalità.. della voce. Quindi anche nelle nostre sperimentazioni di scrittura e di drammaturgia attraverso Alexa ci siamo anche divertiti a provare a vedere “come suonavano” alcune cose scritte in un certo modo. Ecco il perché degli errori.. a volte Alexa si “intrappa” come farebbe qualcuno di noi.. questo non è possibile nella verità del dispositivo, ma nella finzione teatrale c’è anche quest’aspetto di sbaglio nel pronunciare qualcosa o addirittura di prolungamento di una vocale finale di una parola, anche errori tipici dell’infanzia, di qualcuno che prova a parlare per la prima volta.. in un luogo fuori contesto perché Alexa, cioè risuonasse di questa voce.

A livello tecnico come avete organizzato il tutto? Alexa si vede o presta solo la sua voce?

Alexa non si vede. Ci sembrava più potente la possibilità che il teatro stesso per un attimo diventasse Alexa, facendo risuonare questa voce, senza avere una fonte precisa, ma anzi che si muovesse nello spazio. Abbiamo organizzato tecnicamente il tutto, innanzitutto provando tanto con Alexa, quindi sperimentando le routine e le varie funzioni che vengono usate di base come le barzellette, i vari “raccontami una storia” e “cantami una canzone“. Abbiamo “giocato” tanto e abbiamo spinto il sistema all’errore.. Alexa non sbaglia di per sé, sei tu a scrivere male per esempio un un’indicazione e lei si trova in questo impasse linguistico che per noi è stato molto interessante.

Quindi dopo aver sperimentato tanto con lei e aver capito le possibilità che teatralmente potevano essere interessanti, ci siamo trovati di persona dentro al Teatro Fabbri di Vignola che è una struttura molto all’avanguardia, un piccolo gioiello tecnico che ci ha dato modo di sperimentare anche con la macchina scenica. Con un impianto audio incredibile che ci permette di spazializzare” il suono, quindi oltre ad avere un effetto dolby surround ed essere invasi da Alexa e della musica che abbiamo scelto, abbiamo possibilità di far “rimbalzare” la voce di Alexa per la sala fino a farla arrivare da un posto specifico, ad esempio sotto ad una poltrona. Quindi ogni tanto Alexa sembra una divinità, ogni tanto Alexa sembra una persona che ti sta invitando da qualche parte, e questo tecnicamente è molto eccitante da fare come teatranti.

Anche se Alexa non si vede, c’è perché la sua voce è molto riconoscibile e quindi colpisce subito l’immaginario delle persone: sai che è lei anche se non la vedi, o è nascosta, o magari hai il dubbio che sia nascosta sotto alla tua sedia.

Come si sente uno spettatore dopo uno spettacolo così emotivamente intenso? Possiamo dire “cambiato”?

Non so se il teatro possa avere questo potere di cambiamento così radicale, ma sono sicuro che si possa scatenare nello spettatore una riflessione sul tempo e sul concetto di rapimento, in teatro, ma soprattutto fuori dal teatro. Ecco perché abbiamo scelto Alexa, non è un semplice vezzo tecnologico, ma per noi rappresenta tutto il tempo fuori dal teatro che durante il periodo di chiusura abbiamo vissuto.. Quindi le chiamate Zoom, l’aumento dell’utilizzo del cellulare, ecc. sono tutti aspetti che hanno alterato la nostra percezione del tempo e della durata, ci hanno distratto molto e ci hanno allontanato da quello che è la temporalità invece del teatro, che è una temporalità molto diversa.. quella del rito, della noia anche, del poter stare a guardare una cosa per molto più tempo rispetto alla quotidianità.

Quindi questo scarto che c’è tra il tempo fuori dal teatro e il tempo dentro il teatro è di sicuro qualcosa che vorremmo rimanesse allo spettatore. Coloro ai quali è mancato il teatro durante il periodo di chiusura,  hanno riferito che la ragione è stata l’assenza di storie, oppure del calore di una comunità o dell’attore.. che sono tutte cose vere in un certo senso, però a nostro avviso la cosa veramente unica e irripetibile al di fuori dello spazio teatrale è proprio questo senso diverso della durata. C’è un altro tempo che se i teatri sono chiusi non si riesce a vivere.. tutto il resto, bene o male, in qualche modo esiste comunque, ma il tempo del rito teatrale non esiste al di fuori di quello spazio.

Carlotta e Jacopo, ostaggi del tempo

Carlotta e Jacopo, ostaggi del tempo

Possiamo dire che a volte un oggetto inanimato come uno smart speaker e un assistente digitale può essere fonte di emozioni che possono dare tanto?

Assolutamente sì nel senso che fuori dal teatro noi siamo circondati da oggetti che ci provocano emozioni e sono inanimati perché incarnano dei significati. Pensiamo a un anello che ci è donato una persona a cui vogliamo bene o che amiamo: sicuramente genera delle emozioni anche se è un oggetto senza nessuna possibilità di espressione. In teatro questo concetto acquisisce un senso diverso, perché qualsiasi cosa ci sia sul palco è performativa, e quindi veicolo di sensazioni, di emozioni, di messaggi.. perciò, assolutamente sì, l’oggetto è inanimato, ma nel momento in cui viene usato in un certo modo apre delle porte nell’immaginario, e quindi diventa un mezzo per arrivare da un’altra parte.

Una cosa che a me teatralmente affascina molto la sorpresa che ci può essere dentro una voce che ti guida!

Credevo di essere molto più inquietato da Alexa, pensavo ci fosse l’uncanny valley questa sensazione di essere in presenza di una persona e speravo forse di sentirla più forte.

Secondo voi Alexa ha un futuro sul palcoscenico? Valutate anche di assumere Google Assistant in futuro?

Certo che ha un futuro! Per Google Assistant, gli faremo un provino e dipende dai cachet che chiedono.

 

 

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