Il contributo dell’A.I. nel riconoscimento degli asintomatici al Covid-91 grazie al riconoscimento vocale

Il reparto di ricerca del laboratorio Audio-ID del MIT (Massachusetts Institute of Technology) ha annunciato un’importante novità: un modello di AI in grado di riconoscere coloro che hanno contratto il Covid-19, ma risultano asintomatici.

Come? Attraverso la registrazione di un colpo di tosse. Lo studio ha dimostrato infatti come anche le persone che sono positive al Covid-19, ma prive di sintomi evidenti, presentano una lieve alterazione nel tossire. Questa caratteristica, indistinguibile dall’orecchio umano, è stata analizzata dal MIT, che ha scoperto di poterla tracciare con l’intelligenza artificiale.

Il lavoro, pubblicato sul giornale di settore IEE  Journal of Engineering in Medicine and Biology, ha preso in esame migliaia di colpi di tosse, registrati grazie alla voice recognition da smartphone o pc.

Il modello messo a punto dai ricercatori del MIT ha individuato, tramite i suoni, il 100% di coloro che erano asintomatici, ma che avevano ricevuto un esito positivo al test per il Coronavirus.

Il MIT al lavoro su una nuova app per tracciare gli asintomatici

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A partire da aprile 2020, il laboratorio Audio-ID del MIT ha messo a disposizione di utente volontari una piattaforma per registrare la propria tosse e un form da compilare per raccogliere dati, quali, ad esempio, dettagli personali (sesso, età, provenienza geografica e lingua madre).

Brian Subirana, co-autore dello studio scientifico, spiega:

“I suoni che emettiamo parlando o tossendo derivano dal movimento delle corde vocali e dagli organi che le circondano. L’Ai è in grado di distinguere, attraverso una parola articolata, o un colpo di tosse, il sesso della persona, la sua lingua e il suo stato emozionale”.

Questi elementi sono detti “bio indicatori” e inizialmente gli scienziati del MIT avevano applicato i suddetti parametri per la diagnosi dell’Alzheimer. A seguito dello scoppio della pandemia di Covid-19, ne hanno testato l’efficienza anche per il nuovo virus.

Il team è al momento impegnato nella creazione di un’app basata sul sistema diagnostico attraverso la Voice Technology. Subirana aggiunge:

“Implementare questo strumento vocale di diagnosi significa ridurre la diffusione della pandemia, se ognuno di noi lo usa prima di andare a scuola, al ristorante, al lavoro”.

Avere comodamente a disposizione un’applicazione sul proprio telefono permetterebbe agli utenti di verificare quotidianamente il loro stato di salute e, in caso di sospetta infezione, prenotare un test per il tampone.

La Voice Technology si sta sempre di più rivelando come un’alleata nel campo della sanità, come dimostra, ad esempio, l’accordo tra Amazon e il NHS (National Health System) britannico, che permette ai pazienti di porre domande sulle proprie condizioni, ricevendo risposte certificate da specialisti della medicina. Si tratta di un pre-screening utile a gestire al meglio le pressioni sugli ospedali e le farmacie.

In Italia Voicewise, startup romana, si occupa di diagnostica e prevenzione con la Voice Technology

Voicewise è un progetto nato in seno all’Università di Roma Tor Vergata, grazie al brevetto del Prof. Giovanni Saggio per lo sviluppo di prodotti destinati allo screening tramite la voce.

I campioni vocali prelevati vengono studiati attraverso 6.300 parametri diversi: l’obiettivo è dotare la sanità pubblica e privata di uno strumento in grado di dare supporto al personale sanitario per la prevenzione e la diagnostica.

Durante la pandemia, Voicewise ha lanciato un appello a italiani e italiane per donare la propria voce alla ricerca e ha presentato i risultati del primo tampone vocale in diretta su Ra1 a Italia-SI il 12 settembre 2020. L’esperimento ha coinvolto 150 volontari e volontarie, 30 ricercatori e ricercatrici ed è risultato affidabile al 90%.